Brexit e mercato immobiliare italiano
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Brexit, Flat tax e terrorismo: ecco perché gli stranieri comprano casa in Italia!

luglio 2017

Brexit: la Gran Bretagna diventa uno stato extracomunitario

Nel giugno del 2016 i britannici sono stati chiamati alle urne per esprimere la loro opinione circa la permanenza nella UE. Il primo ministro di allora, il conservatore John Major, era proprio riuscito a farsi rieleggere nel 2015 promettendo il referendum e, tenendo fede alla parola data, l'anno seguente ha indetto la consultazione popolare. Quella decisione è stata considerata rivoluzionaria perché il Regno Unito era entrato nella CEE (Comunità Economica Europea), la vecchia denominazione dell'Europa Unita, nel 1973 e, seppure non avesse aderito all'euro, era comunque considerato uno degli stati cardine della UE. Ma i britannici hanno detto no alla UE.

È la prima volta che uno stato decide di abbandonare l'Unione e l'esito del voto ha spaventato non poco i mercati e tutti i paesi membri perché ancora non si conoscono le conseguenze che la Brexit avrà sull'economia dell'intera UE, ma anche sulla sua tenuta, viste le spinte indipendentiste propugnate dai partiti della destra.

Ma come mai gli inglesi hanno detto addio all'Europa?

I motivi sono diversi. Innanzitutto va detto che hanno sempre tenuto particolarmente alla loro indipendenza, probabilmente perché vivendo su un'isola hanno avuto una storia diversa dal resto dell'Europa e non hanno mai nascosto un certo atteggiamento di diffidenza nei confronti degli altri popoli del continente. Per contro si sono sempre sentiti molto più vicini agli americani che, nonostante vengano considerati chiassosi e volgari, parlano la loro stessa lingua e sono comunque i discendenti diretti di quei coloni e galeotti inglesi che nei secoli scorsi emigrarono verso il Nuovo Mondo.

Non manca poi ai britannici un certo senso di superiorità nei confronti delle altre nazioni, una superiorità che deriva dal fatto che, con il loro impero, hanno dominato una buona parte del mondo con colonie in Africa, Asia, Oceania e nord America.

Ciò che però deve aver maggiormente influito sul voto popolare è stata la paura di "un'invasione". La primavera araba del 2011 ha scatenato un'ondata migratoria senza precedenti e gran parte degli immigrati che sbarcavano e ancora sbarcano in Europa avevano come meta la Gran Bretagna, ma il governo inglese ha detto no alle "quote" stabilite da Bruxelles e ha chiuso i confini giungendo al punto di far costruire "un muro" in Francia per impedire agli extracomunitari di attraversare la Manica.

La Brexit e il mercato immobiliare

Nonostante le trattative tra il governo di Londra e Bruxelles per discutere le modalità di uscita siano ancora a uno stadio iniziale, è ormai chiaro che gli investimenti immobiliari Oltremanica subiranno una riduzione. Già, perché il fatto che la Gran Bretagna diventi uno stato extracomunitario di certo non invoglierà più gli stranieri a comprare casa sull'isola, nonostante la tassazione favorevole. Si deve infatti tenere conto che non si conoscono ancora le condizioni di "uscita" e quindi non si sa quali atteggiamenti assumerà il governo britannico nei confronti degli europei che risiedono sull'isola o che comunque ne hanno fatto il centro dei loro affari. In quali condizioni di lavoro e tutela sociale si troveranno? E che ne sarà della grande facilità con la quale si poteva costituire una società in Gran Bretagna? O ancora semplicemente sarà necessario il passaporto per arrivare Oltremanica?

Sono queste le domande che si pongono tutti e l'incertezza non è certo un incentivo per i mercati immobiliari, infatti se fino all'anno scorso comprare casa a Londra, capitale finanziaria d'Europa, era considerato un investimento ad alto reddito, oggi non è più così e molti hanno già messo in vendita i loro immobili. Le previsioni degli esperti indicavano Parigi, Francoforte e Milano come candidate a ricoprire il ruolo della capitale britannica e già all'indomani del voto del giugno 2016 diversi businessmen avevano programmato il loro sbarco in continente.

Per Milano non sarebbe stato facile affrontare la concorrenza di Parigi e Francoforte, ma nell'arco di pochissimo tempo sono intervenuti altri due fattori che stanno convincendo sempre più stranieri a fare investimenti immobiliari non solo nella capitale lombarda, ma anche sul resto del nostro territorio: l'introduzione della flat tax in Italia e la paura di atti terroristici.

Flat tax per attirare i Paperoni

Il governo italiano, basandosi sul fatto che la Brexit avrebbe provocato una migrazione dei ricconi da Londra e dalla Gran Bretagna, nonostante le agevolazioni fiscali di cui godono Oltremanica, ha introdotto la flat tax, entrata poi in vigore nel marzo del 2017. Si tratta di un provvedimento che si pone l'obiettivo di attirare in Italia stranieri ad altissimo reddito e mirato a fare concorrenza al già citato Regno Unito, alla Svizzera e alla Spagna. Qui, i super ricchi che vi si trasferiscono, pagano un'imposta fissa sul reddito indipendentemente dalle loro entrate, un incentivo che è stato capace di attirare emiri, stelle del cinema e rock star. Ebbene, ora l'Italia non è da meno e tutti i ricchi stranieri che porteranno la loro residenza da noi, potranno pagare 100.000 euro di imposte all'anno per un periodo di 15 anni. Chi gode di grossi patrimoni e di alte entrate non può non essere attirato da queste condizioni di favore, in più per ogni familiare che percepisce un reddito basterà pagare un gettone di 25.000 euro annui. Per facilitare ancor di più il trasferimento nel nostro paese, è stato reso semplicissimo anche il procedimento per aderire alla flat tax, infatti è sufficiente barrare l'apposita casella nella dichiarazione dei redditi.

Si calcola che saranno all'incirca un migliaio i Paperoni pronti a sbarcare in Italia e, se il numero potrebbe apparire ridotto, si deve però tenere conto di ciò che comporterà il loro arrivo. Innanzitutto si registrerà un incremento delle richieste di immobili di super lusso e, speranza di tutti, si dovrebbe registrare anche un incremento di investimenti in diversi settori con uno sviluppo che potrebbe portare alla creazione di molti nuovi posti di lavoro.

La paura del terrorismo

Dal 2014, quando il califfo Abu Bakr al-Baghdadi, capo dell'Isis, ha proclamato la nascita dello Stato Islamico in Iraq e in Siria e ha invitato gli islamici di tutto il mondo a combattere contro gli infedeli con qualsiasi arma, in Europa si è registrato un crescendo di sanguinosi attentati terroristici. Se nel 2014 si sono verificati solo due episodi in Belgio, tra cui l'attacco al Museo Ebraico di Bruxelles che provocò 4 morti, nel 2015 è stata la Francia a vivere i momenti più drammatici con diversi attacchi (Charlie Hebdo, Bataclan) che hanno provocato oltre un centinaio di morti. Intanto però la minaccia del terrorismo di matrice islamista raggiungeva anche la Gran Bretagna e la Germania con aggressioni a passanti e a passeggeri di treni e da allora gli attacchi si sono fatti sempre più numerosi. Nizza, Manchester, Berlino, Londra, Bruxelles, Stoccolma sono state colpite duramente, senza contare i vari tentativi andati falliti perché sventati in tempo dalla polizia. Francia, Germania, Gran Bretagna e Belgio sono i paesi entrati nel mirino dell'Isis ed è chiaro che, nonostante si affermi ripetutamente che il terrorismo non deve influenzare il normale modo di vita, si è registrato un netto calo dell'afflusso turistico verso queste nazioni. A beneficiare della situazione è stata l'Italia che, nel 2017, ha visto un'affluenza di turisti stranieri in netto aumento, visto che anche le mete del nord Africa (Egitto, Tunisia, Marocco) e del Medio Oriente (Turchia e Giordania) sono ormai state abbandonate perché altamente insicure.

Siamo dunque un paese sicuro dal punto di vista del terrorismo? A quanto pare sì. Da noi non si sono mai registrati attacchi terroristici di stampo islamista e, secondo gli analisti, è altamente improbabile che possano avvenire in futuro. I motivi per cui veniamo ritenuti sicuri sono diversi. Innanzitutto vi è il fatto che siamo un paese di recente immigrazione, le (poche) comunità islamiche non sono ancora radicate sul territorio come accade in Gran Bretagna, Germania, Francia e Belgio ed è proprio in questi quartieri, spesso degradati, che nasce e cresce il jihadismo. Non a caso i foreign fighters partiti dall'Italia sono circa un centinaio contro le migliaia partiti da Francia e Gran Bretagna. Non si può poi non sottolineare l'abilità della nostra intelligence che sa individuare per tempo i potenziali terroristi e i simpatizzanti.

La nostra sicurezza dipende poi anche dal fatto che siamo noi il paese che, pur con mille difficoltà, accoglie i migranti. Un attacco terroristico avrebbe senza dubbio pesanti ripercussioni sul nostro atteggiamento nei confronti delle migliaia di persone che giungono sulle nostre coste. L'Isis ne è consapevole, sa che un evento sanguinoso potrebbe provocare la chiusura delle frontiere italiane e non se lo può permettere.

Un mercato immobiliare in crescita

La concomitanza della Brexit, dell'istituzione della flat tax, la paura del terrorismo e anche i bassi prezzi degli immobili hanno finito così per favorire una ripresa del mercato immobiliare italiano. Sono in arrivo i Paperoni attirati dalla flat tax, mentre gli uomini d'affari stanno prendendo d'assalto Milano che si propone come la nuova Londra.

Chi invece da oltre confine desidera fare un investimento acquistando una casa per le vacanze, non ha che l'imbarazzo della scelta tra le centinaia di località turistiche del nostro paese. Non c'è che dire vendere casa agli stranieri sarà sempre più semplice.



di Hello Italy 24/07/2017 10:37:38

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